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    March 26

    ...sempre sul mondo del lavoro....

    Statistiche...ma non solo!
    Ciao a tutti riporto di seguito un interessante articolo rigurdante il cosidetto LAVORO PRECARIO. Se anche voi vi riconoscete in queste statistiche e volete dire la vostra il dibattito è aperto!
     
    E´ noto che la statistica è l´arte di manipolare i dati. A seconda dei punti di vista, gli stessi numeri possono fornire visioni  analisi contrapposte. E´ questo il caso delle statistiche sulla precarietà, che presentano, effettivamente, diverse difficoltà. La prima è di carattere concettuale: la precarietà, pur riferita in generale a uno stato di insicurezza lavorativa, è una  condizione sfumata, che coniuga situazioni oggettive con sensazioni individuali. L´associazione che generalmente viene fatta tra precarietà e lavoro temporaneo nelle sue diverse forme contrattuali è una approssimazione che non tiene conto della complessità e delle opportunità dell´attuale mercato del lavoro.
    Una seconda difficoltà nella stima dei precari è la disponibilità di informazione statistica, che si presenta frammentaria e a volte contraddittoria. E´ ragionevole così utilizzare diverse fonti in modo integrato: esse sono la Rilevazione sulle forze di lavoro (Rfl) dell´Istat e la Rilevazione Plus dell´Isfol (dalle quali sono tratti i dati del Rapporto Censis). In tal modo, tenendo presente i riferimenti degli archivi amministrativi Inps, si possa finalmente avere un quadro più definito delle dimensioni della precarietà.
    Infine, occorre tenere conto che non tutte le tipologie di lavoro precarie sono sancita statisticamente. Normalmente ci si limita al lavoro dipendente ed ad alcune forme di subordinazione. Nulla o poco viene detto, riguardo al "falso" lavoro autonomo, ovvero quelle posizioni giuridicamente classificate come lavoro indipendente ma che nella realtà presentano caratteristiche assai marcate di eterodirezione e subordinazione.

    Lavoratori a termine (part-time, interinali, formazione)
    E´ la categoria di lavoro precario più consistente: nel terzo trimestre 2007 la Rfl stima complessivamente pari a 2.349.000 unità. Per aumentare la precisione della stima ci sembra però opportuno considerare tra i precari solo i 2.079.000 dipendenti a termine involontari, escludendo la piccola parte di lavoratori che hanno accettato di buon grado una occupazione a termine.
    La Rfl consente pure di illuminare la faccia oscura della luna del lavoro precario a termine, ovvero i 789mila individui non più occupati ai quali è scaduto un contratto a termine e che sono in cerca di lavoro o sarebbero immediatamente disponibili a lavorare.

    Co.co.co, co.co.pro
    La seconda categoria più numerosa, e probabilmente la più controversa, riguarda la misura delle collaborazioni coordinate e continuative o a progetto. Una prima indicazione ci viene dalla fonte Inps, di natura amministrativa, la quale indica il numero di contribuenti della Gestione separata nel corso del 2006 in 1.775.111. Si tenga presente che è largamente accettata l´idea che solo una parte di questi siano effettivamente soggetti deboli sul mercato del lavoro; eliminando infatti tutti coloro che dispongono di un altro reddito garantito (pensionati e lavoratori per i quali i contratti di collaborazione costituiscono un secondo lavoro), i professionisti e gli amministratori di società, si giunge a stimare il "nucleo duro" dei collaboratori, quello a rischio di precarietà, in circa 800mila unità.
    Essi sono coloro che nelle rilevazioni Isfol presentano più vincoli di subordinazione rispetto a una batteria di sei quesiti sulla natura del lavoro: la monocommittenza, l´uso di mezzi del datore di lavoro, l´imposizione di un orario di lavoro, l´aver avuto più di un rinnovo, la presenza sul posto di lavoro e, infine, la volontarietà della forma contrattuale. L´indagine Plus, attraverso questi parametri, identifica vari livelli di subordinazione per i finti autonomi, in un range compreso tra 0 e 6. Inoltre attraverso una serie di comparazioni tra questi raggruppamenti e alcune variabili di controllo, principalmente il reddito da lavoro, si identificano come para-subordinati coloro che sono esposti in media a più di tre vincoli di subordinazione.

    Collaboratori occasionali
    Un terzo elemento di precarietà è costituito dalle prestazioni d´opera occasionale. L´aggregato è complessivamente stimato da Plus in circa 200mila unità. La Rfl inoltre stima in 54mila le persone non più occupate che, dopo aver concluso un lavoro occasionale, sono alla ricerca di una nuova occupazione o sarebbero immediatamente disponibili a lavorare.

    Le partite Iva
    Una componente dell´area della precarietà di cui molto si parla e di cui poco si sa è costituita dal cosiddetto "popolo delle partite Iva", composto da quelle persone "costrette" ad aprire la partita Iva pur lavorando in condizioni di subordinazione. Nella quantificazione di questo aggregato Plus si rivela una fonte preziosa in quanto sopperisce alla carenza informativa delle altre fonti. Somministrando ai lavoratori autonomi titolari di partite Iva quesiti relativi a vari "indizi" di subordinazione, in maniera analoga a quanto fatto per i collaboratori, si ottiene una stima di 365mila persone che presentano più di tre fattori di subordinazione.
    La Rfl, invece, fornisce qualche indicazione, per quanto approssimativa, relativamente a chi ha concluso un rapporto di lavoro parasubordinato con partita Iva. Tra gli ex-professionisti e i lavoratori in proprio, coloro che hanno smesso di lavorare perché è finito un contratto temporaneo ma sono alla ricerca di un nuovo lavoro o sarebbero immediatamente disponibili a lavorare sono 38mila.

    Conclusioni
    Sommando queste categorie di lavoratori, complessivamente l´area della precarietà così individuata coinvolge 4.325.000 individui, tra i quali uno su quattro non è al momento occupato (e di solito sparisce dalle statistiche).
    Un dato decisamente superiore a quello fornito da coloro che guardano solo al lavoro precario dipendente (vedi Ichino).
    di Andrea Perego e Andrea Fumagalli - Università di Pavia
    March 19

    Uno sguardo al mercato del lavoro...

    Ciao a tutti, riporto un sondaggio a mio avviso interessante, sulla percezione del mercato del lavoro da parte dei partecipanti a questo sondaggio. Mi piacerebbe confrontarmi con qualcuno di voi che voglia descrivere la sua situazione (sia positiva che negativa) e che dia un giudizio a questi dati.
     

    Risultati del sondaggio: uno sguardo al mercato del lavoro

    11.03.08 | da Antonella [mail]

    Dall’ultimo sondaggio effettuato dallo staff  Talent Finder, sono emersi dati chiari e interessanti sulle problematiche che si incontrano nel trovare lavoro.

    Hanno risposto ben 1500 persone alla ricerca di un impiego o che desiderano cambiare quello attuale, a dimostrazione del forte interesse degli italiani su questa tematica.
     

     

    Il 25% ha risposto che la principale difficoltà che si riscontra è causata dall’età anagrafica. Aumenta costantemente la quota dei potenziali lavoratori maturi e l’essere non più troppo giovani equivale a essere scartati a priori. Gli “over…?” sono sottoposti a due richieste contraddittorie: da un lato dare “spazio ai giovani” per alleggerire i costi aziendali e consentire il ringiovanimento delle organizzazioni, dall’altro andare in pensione più tardi per alleviare gli oneri della previdenza.

     

    Segue con il 20% dei voti il problema di un mercato del lavoro saturo. Vi è difficoltà a trovare lavoro perché sembra non essercene. E’ forte comunque la percezione di un mercato altamente concorrenziale dove milioni di concorrenti si fronteggiano. Le reali offerte di lavoro sembrano essere insufficienti.

    Per il 17% il non possedere l’esperienza richiesta o sono barriere che ostacolano l’inserimento. Le imprese, sempre più selettive, sono in continua evoluzione quindi è necessario aggiornare le proprie conoscenze e abilità.

    A pari merito con il 16%: i contratti di lavoro e gli stipendi medi offerti. E’ ormai noto che mentre negli altri paesi le retribuzioni continuano a crescere, in Italia rimangono ferme. I dati Eurispes 2008 hanno confermato il primato italiano dei salari più bassi d’Europa. Il tradizionale concetto di “posto fisso” sembra essere tramontato ma si continua a cercare stabilità e sicurezza che i contratti attuali non riescono a garantire.
     
    Infine il 6% segnala come problematica la necessità di doversi trasferire in un’altra città. E’ smentito il luogo comune che attribuisce l’impossibilità di trovare lavoro al basso spirito di sacrificio e alla non volontà di allontanarsi  dalla propria città di residenza. Trasferirsi significa però, dover affrontare spese non sempre sostenibili…

    Antonella - Ufficio Stampa Talent Finder